Expo-No Expo

Iimagen questi giorni non si parla d’altro che dei disordini che si sono svolti a Milano durante la manifestazione NO EXPO.
Sono molte le immagini che girano sui vari canali, e soprattutto sul web, che immortalano i black block intenti a distruggere vetrine e incendiare auto, così come sono molte le voci di dissenso che si levano nei confronti dei manifestanti e, in particolare, dei centri sociali ritenuti i responsabili dei disordini. Alcuni giovani intervistati hanno giustificato le azioni di questi individui come esplosione di rabbia o come le uniche possibilità di poter attirare l’attenzione mediatica sulle proprie battaglie.
L’attenzione è stata attirata a sufficienza, ma non sulle motivazioni che hanno portato alla manifestazione, ma solo sui disagi che questi gruppi hanno apportato alla città, in modo che anche chi era andato per manifestare pacificamente la propria idea si è visto additare come vandalo o ”figlio di papà”.
Ma cos’è il movimento no expo?
Il movimento No Expo è un movimento nato nel 2007, proprio nel momento in cui l’Italia si candidava per ospitare nel 2015 questa grande manifestazione, al movimento si sono uniti gruppi eterogenei che consideravano questo evento una sciagura per il territorio italiano, per le casse pubbliche e per i beni comuni, visto che l’Italia doveva affrontare l’evento in un periodo di crisi e di forti tagli. Il tema scelto, ”Nutrire il pianeta-Energia per la vita” viene considerato, da questo movimento, ipocrita, visto che con questa manifestazione non si aiutano i paesi più poveri, da secoli preda dello sfruttamento delle risorse del proprio territorio proprio da parte del nostro mondo ”civile”, né vengono affrontati temi quali OGM o sementi ibride, ma soprattutto viene sponsorizzato da grandi marchi quali l’Eni, la Coca-cola e il Mc Donald’s che sicuramente hanno ben poco a che vedere con il tema scelto. Inoltre il movimento condanna la scelta attuata di lastricare kilometri di terreno per innalzare numerosi capannoni quando si poteva scegliere di utilizzare i fondi per risanare e rinforzare edifici già esistenti che avrebbero potuto così ospitare la fiera, considerando che alla fine di ottobre la maggior parte di queste costruzioni con ogni probabilità saranno abbandonate a se stesse proprio come è accaduto dopo l’expo 1992 tenutosi a Siviglia.
Certo gli scandali sulla corruzione degli appalti che si sono susseguiti non hanno certo dato lustro al nostro territorio, così come si sperava, e i soldi spesi per la realizzazione dell’evento sono aumentati mentre gli stessi lavori per la costruzione sono stati ritardati tanto che la paura di non riuscire a rispettare i tempi per l’apertura era molta , inoltre anche le promesse di lavoro non sono state come ci si aspettava, visto gli articoli usciti a proposito dei bassi salari e dei brevi periodi di preavviso.
Si può essere più o meno d’accordo con le proteste, certo meno con la distruzione di Milano. Ciò che appare strano è che le forze dell’ordine non siano intervenute in maniera repentina, considerando che la manifestazione e i conseguenti disagi potevano essere messi in conto da chi si occupa di protezione e sicurezza, soprattutto visto che gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di noi nel giorno dell’apetura. E mentre i manifestanti vengono descritti come vandali, la regione e il comune hanno stanziato immediatamente 3 milioni di euro per risarcire i danni, cosa che ci si augura venga fatta in tempi brevi. La domanda nasce spontanea: a chi a giovato tutto questo?

YODOK -seconda parte-

YODOK -seconda parte-

Nella scuola del campo, come in tutte le scuole della Corea del Nord, c’è una stanza riservata allo studio della rivoluzione di Kim Il-Sung. Nella stanza c’è un immenso ritratto del Grande Leader e molte foto che illustrano le diverse fasi della sua vita eroica.

E’ impensabile entrare in quella stanza con i piedi nudi e sporchi, è quasi un luogo sacro, motivo per cui ogni studente conservava un paio di calze che ha ricevuto per il compleanno di Kim Il-Sung e sono utilizzate solo ed esclusivamente per entrare in questa sorta di santuario.

Per quanto riguarda gli adulti, per la loro rieducazione, vi sono due brevi riunioni settimanali destinate ad insegnare loro i canti rivoluzionari o la storia di Kim Il-Sung.

Importante è il discorso di inizio anno del Grande Leader che occupa tre o quattro pagine di giornale. I detenuti devono trascriverlo sotto dettatura e impararne a memoria alcune parti.

Anche i compleanni dei dirigenti più importanti diventano un pretesto per qualche celebrazione pedagogica e in particolare il giorno del compleanno di Kim Il-Sung i bambini ricevono caramelle e gli adulti (almeno in teoria) delle nuove divise.

In queste occasioni vengono anche trasmessi film sulla vita del Grande Leader.

Il giorno del compleanno del Grande Leader tutti i detenuti vengono riuniti nella grande sala delle riunioni dove, dopo aver celebrato il Grande Leader, vengono comunicati i nomi di coloro che saranno liberati.

In questa occasione prendono la parola uno dei rappresentanti di coloro che vanno via e uno dei rappresentanti di coloro che restano. Entrambe devono tenere un piccolo discorso di ringraziamento nei contronti delle guardie, dei dirigenti e ovviamente del benevolo Grande Leader.

Il giorno seguente a questa cerimonia le famiglie liberate sono convocate nell’ufficio degli agenti dei rispettivi villaggi. Qui ognuno di loro deve firmare un documento nel quale si impegna a non rivelare nulla su Yodok né su quanto è successo durante la loro detenzione.

Ogni dipartimento nella Corea del Nord, Do, è diviso in numerosi distretti, Kun, e ogni distretto in diversi comuni.

Gli ex detenuti vengono assegnati ad un determinato Kun che dipende da Yodok e si trova in campagna, poichè vivere in città è un privileggio.

Nelle campagne esistono delle fattorie collettive dove gli ex detenuti sono mandati a lavorare, questi sono visti con molta diffidenza dalla popolazione locale in quanto sovversivi.

Nella carta d’identità dei nordcoreani viene indicata la precedente attività lavorativa.. Nel caso di un ex detenuto politico questa specifica che è stato un operaio dell’esercito del 2915. La popolazione civile non sa che vuol dire ma gli agenti di sicurezza ne sono ben informati.

Gli ex detenuti sono soggetti ad una stretta sorveglianza: da parte degli agenti di sicurezza del quartiere, del lavoro, dalla sicurezza dello stato e dalle spie.

Il sistema nordcoreano è estremamente corrotto, motivo per cui se gli ex detenuti hanno parenti che possono aiutarli economicamente, facendo regali alle guardie gli ex detenuti possono anche tentare di avvicinarsi alle città o di svolgere un lavoro migliore.

Tutt’oggi si sa ancora molto poco dei campi di concentramento della Corea del Nord. Le informazioni che si hanno provengono da rilevamenti satellitari e dalle testimonianze degli ex detenuti che sono poi riusciti a scappare dalla Corea del Nord, cosa sicuramente non molto facile.

I dirigenti del partito continuano a negare l’esistenza di questi campi di detenzione. Entrare in Corea del Nord per uno straniero è molto difficile così come è difficile uscire per un suo residente.

Negli ultimi anni, a causa della grave crisi economica nella quale riversa la Corea del Nord, sono stati fatti entrare all’interno dei confini volontari per la distribuzione del cibo, gruppi di medici senza frontiere e alcuni rappresentanti dell’ONU, ma debitamente in determinate zone, nessuno di questi può circolare indisturbato al suo interno.

Purtroppo la condizione dei nordcoreani è molto grave, e non solo per quanto riguarda i detenuti.
Da un lato è giusto aiutare questa popolazione che si trova in seria difficolta, dall’altra questo tipo di politica da, purtroppo, un indiretto appoggio alla dittatura del paese.

YODOK -prima parte-

YODOK -prima parte-

yodok

Yodok è uno degli ultimi campi di concentramento che esistono al mondo.Si trova nella Corea del Nord e non è l’unico. Il suo nome ufficiale è Kwan-li-so, ovvero centro di rieducazione n.15.Grande quanto una città si pensa contenga intorno a 50000 detenuti. Circondato da mura, pendii scoscesi e filo spinato. Il campo è suddiviso in differenti zone. In particolare sono due i tipi di campo di concentramento: a regime duro e di ”rieducazione”. La zona a regime duro è un quartiere di massima sicurezza dove vengono rinchiusi gli ”irrecuperabili”. Coloro che sono rinchiusi in questa zona sanno che non ne usciranno mai, uno di questi campi a regime duro era ad esempio il campo di Sengor che è poi stato chiuso grazie all’intervento di Amnesty International. Qui il lavoro è più duro e il cibo più scarso. Spesso questa categoria di detenuti lavora anche per progetti militari. Dato che non usciranno mai dal campo sono i più indicati per mantenere questo tipo di segreti. Nell’altra zona sono invece rinchiusi coloro che sono considerati dal regime ancora ”recuperabili”, motivo per cui devono essere ”rieducati”. I detenuti vivono in delle baracche divise da 4, 3 o 2 famiglie, alcune sono dotate di un piccolo pezzo di terra che i detenuti, quando e se hanno tempo, possono coltivare. Gli scapoli vivono in baracche più grandi a forma di ferro di cavallo, a gruppo di 5 o 6 per stanza, ogni baracca ospita dalle 70 alle 100 persone. Le guardie scelgono tra questi un detenuto da mettere a capo della baracca in modo da ”tenere in riga” gli altri detenuti, poi designano 4 donne addette alla cucina e un uomo che si occupa della legna. Tra questi vi sono persone che si sono macchiate di crimmini gravi ed altre invece che sono state interante per reati veniali come il non aver partecipato ad un corteo ufficiale, aver utilizzato un’espressione non abbbastanza rispettosa per designare il ”Grande Leader” o non essere stati abbastanza zelanti nel corso di una campagna di denuncia di un gruppo di traditori. Le baracche sono divise in villaggi o ”blocchi lavorativi”. In tutto i villaggi sono 10 e sono divisi a seconda della categoria di detenuti che ospitano. Ad esempio del blocco 10 fanno parte gli ex residenti in Giappone. I contatti tra un villaggio ed un altro sono vietati anche se alcuni detenuti riescono comunque ad ottenere informazioni sui villaggi circostanti. In Corea del Nord se una persona viene arrestata per motivi politici e quindi accusata di ”tradimento” nei confronti del regime, cosa che implica la detenzione nei campi a regime duro, tutti i famigliari che vivono in casa con questa vengono internati nei campi di rieducazione, questo vale anche per i bambini. Nel campo la giornata comincia presto. Alle 5:30 c’è il primo appello, il secondo è alle 12:00 e l’ultimo alle 18:30. L’appello si svolge davanti l’ufficio dell’intendenza dove viene ripartito il lavoro tra i vari gruppi, dura all’incirca mezz’ora. Solo coloro che sono malati e sono in possesso di un certificato medico possono essere esentati altrimenti si viene puniti anche per un leggero ritardo. Fino all’età di 15 anni la giornata viene suddivisa tra la scuola durante la mattinata e il lavoro nel pomeriggio. Il lavoro svolto dai bambini consiste in lavori di routine come: tagliare legna, trasportare ceppi, coltivare granturco, strapppare erbacce. A volte vengono organizzate campagne dal partito come la ricerca del ginseng selvatico in montagna, i ragazzi vengono divisi in gruppi di 5 ai quali vengono imposte delle quote di produzione. Ma ci sono anche ragazzi che vengono mandati ad aiutare nelle miniere o che si occupano di seppellire i cadaveri nelle fosse comuni. Come accade anche per gli adulti, se i lavori non vengono fatti bene o nei tempi prestabiliti si può rischiare di rimanere a lavorare più a lungo o di avere una razione inferiore di cibo. La scuola è suddivisa in un ciclo primario di 4 anni e uno secondario di 5 anni. Appena i ragazzi arrivano in classe devono ramazzare a terra, poi un ora per ripassare la lezione del giorno precedente e finalmente iniziano le lezioni che riguardano il coreano, la matematica, la biologia e la politica del partito, dove vengono spiegati i vantaggi dello Juche, la dottrina dell’autosufficienza della comunità coreana fusa in un unico corpo la cui anima era il Leader. Inoltre, come accade in tutte le scuole coreane, devono imparare a memoria i discorsi di Kim-Il-Sung. Gli insegnanti si rivolgono in maniera brusca ai piccoli detenuti, che possono venire anche picchiati. Molta importanza hanno le sedute di critica ed autocritica. Queste sono praticate da tutti nella Corea del Nord. Si tratta di riunioni dove ci si autocritica per le mancanze avute nei confronti del partito e del Grande Leader, che è invece immensamente benevolo nei confronti dei norcoreani, e poi si ascoltano le critiche che gli altri hanno da muovere verso di te. Dopo i 15 anni si è considerati adulti e si lavora tutto il giorno. I lavori sono i più disparati dai campi , alla distillera, dalle cave di gesso alle miniere ecc… Le guardie di stanza ad Yodok sono solitamente di buona estrazione sociale, ovvero non sono figli di contadini, e soprattutto non devono avere in famiglia degli ”anticomunisti”. Queste si trasferiscono a Yodok con la loro famiglia e vanno a vivere in una sorta di caserma che si trova vicino la porta d’ingresso del campo. Le guardie designano tra i detenuti dei caposquadra che hanno il compito di controllare gli altri detenuti e fare poi rapporto alle guardie. Queste ultime designano tra i detenuti anche delle spie, che una volta scelte non possono esonerarsi da questo compito, e devono riferire alle guardie quello che succede all’interno del campo. In questo modo le guardie riescono a tenere tutto sotto controllo senza essere impegnate in prima persona, creando anche un clima di diffidenza tra i detenuti. A Yodok i tentativi di fuga vengono puniti con la morte . Il suicidio è ritenuto una mancanza di rispetto nei confronti del regime, un chiaro segno di insofferenza e insubordinazione. Tanto che la famiglia del suicida rischia di vedere aumentati i suoi anni di prigionia o addirittura rischia di essere internata nei campi a regime duro. A Yodok esiste una cella di rigore, questa si trova vicino alla porta d’ingresso del campo. E’ molto piccola e priva di aperture. Il detenuto rimane all’interno in totale oscurità, con poco cibo e con l’obbligo di rimanere in ginocchio o a gambe incrociate con le mani sulle coscie senza parlare. Se il detenuto ha bisogno di andare in bagno deve alzare la mano sinistra, se sta male deve alzare la mano destra e aspettare che la guardia si accorga di lui. Finire in cella di rigore implica un prolungamento della pena di 5 anni, i bambini ne sono esonerati, mentre tutti gli altri vivono con questa spada di Damocle sulla testa. Infatti si può finire in cella di rigore per aver rubato tre pannocchie, per non essersi dimostrati particolarmente solleciti quando una guardia impartiva un ordine o per aver mancato un appello. A Yodok i rapporti sessuali sono proibiti: dei sovversivi non possono generare nuovi sovversivi. A volte capita che le donne vengano stuprate dalle guardie e nel caso rimangano poi incide questi possono anche picchiarle finchè non perdono il bambino, oltre al fatto che a questo ci pensa anche la malnutrizione. Tutti i detenuti sono costretti a partecipare alle esecuzioni pubbliche che vengono svolte su di un’ansa del fiume. Questo luogo viene chiamato Ipsok che vuol dire grande roccia alta. Dopo l’esecuzione che può avvenire per impiccagione o fucilazione, vi è un tetro rituale, ossia la lapidazione post mortem a cui tutti i detenuti devono partecipare obbligatoriamente. Il cibo che viene distribuito tra i detenuti è molto scarso e si tratta per la maggior parte di granturco, motivo per cui molti detenuti si ammalano di pellagra. L’intenso lavoro e lo scarso cibo debilitano i detenuti che sono costretti a mangiare scarafaggi, topi, serpenti o a rubare del cibo dai campi riservati alle guardie per cercare di sopravvivere. D’inverno il clima è molto rigido, può arrivare anche a -25° e le divise che indossano, così come le scarpe, le calze, i giubotti sono logori poiché solo raramente vengono consegnati loro dei ”nuovi” indumenti.

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